La diagnosi di malattia di Parkinson rappresenta sempre un momento difficile per una persona. È naturale chiedersi: Perché proprio a me? Cosa sarà della mia vita, dei miei figli, della mia professione? Quanto tempo rimarrò autonomo?.

Sono tutte domande che devono trovare una risposta. Il paziente deve essere accompagnato in questo percorso.

Vivere con la malattia di Parkinson è possibile, le terapie aiutano a mantenere una buona qualità di vita

La prima cosa da dire è che la malattia di Parkinson può essere affrontata bene per molti anni, perché sono disponibili diverse terapie efficaci, sia farmacologiche, sia chirurgiche, nelle fasi più avanzate come la stimolazione cerebrale profonda.

È importante, quindi, non lasciarsi affliggere dalla tristezza, dallo sconforto e dalla depressione e non creare una realtà parallela, peggiorativa rispetto alla realtà del momento, che spesso consente invece di mantenere un’ottima o buona qualità di vita.

Ogni persona è diversa e ogni Parkinson è diverso

Spesso mi viene chiesto come sarà l’evoluzione della malattia, ma la risposta non è semplice. Innanzitutto, non tutte le forme della malattia sono uguali: ci sono pazienti giovani, nei quali la malattia compare a 20, 30, 40 o 50 anni, e pazienti nei quali esordisce dopo i 70 anni. Si tratta, quindi, di profili di persone completamente differenti.

Inoltre, la malattia di Parkinson può presentarsi in modo molto diverso da una persona all’altra. Ci sono persone che presentano tremore e altre che non lo presentano. Anche i profili di evoluzione della malattia possono essere diversi.

Prima di aver osservato il paziente in modo periodico, per almeno tre anni, è impossibile dire come sarà l’evoluzione della malattia.

Una vita attiva è fondamentale per contrastare la malattia

Una vita attiva è molto importante. Accanto alla terapia farmacologica, sempre molto efficace, avere uno stile di vita adattato alle necessità della malattia è fondamentale.

Occorre, cioè, fare tanto movimento. Accanto alla tradizionale fisio-kinesi-terapia, almeno due volte alla settimana, è importante fare attività di gruppo. Questo serve non solo per il movimento, ma anche per la socializzazione: comunicare, relazionarsi e, naturalmente, continuare a fare tanto movimento.

Più movimento si fa, più la malattia si ferma.

Il Dott. Claudio Pacchetti è neurologo specializzato nella diagnosi e nel trattamento della malattia di Parkinson e dei disturbi del movimento, con sedi a Milano, Pavia e Matera.

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