Sono un neurologo esperto nella gestione dei pazienti Parkinson con impianto cerebrale DBS (Deep Brain Stimulation, Stimolazione Cerebrale Profonda). Sono stato Direttore del Centro Parkinson dell’Istituto Neurologico Mondino, di cui sono attuale Senior Consultant.
Ricevo a Pavia, MilanoSondrioRimini e Matera.

Cos’è la Deep brain stimulation?

La stimolazione cerebrale profonda, o Deep Brain Stimulation (DBS), è oggi uno degli strumenti terapeutici più innovativi e promettenti nella cura della Malattia di Parkinson, soprattutto nelle sue fasi intermedio-avanzate. Non si tratta di una cura definitiva, ma di un trattamento capace di migliorare in modo significativo la qualità di vita dei pazienti, agendo sui sintomi motori più invalidanti e riducendo la dipendenza dai farmaci.

La stimolazione cerebrale profonda è una procedura neurochirurgica che prevede l’impianto di elettrodi in specifiche aree del cervello (come il nucleo subtalamico o il globo pallido interno) responsabili del controllo dei movimenti. Gli elettrodi sono collegati a un generatore di impulsi (simile a un pacemaker), posizionato sottocute nella zona del torace o dell’addome. Il dispositivo invia impulsi elettrici a bassa intensità che modulano l’attività neuronale e riducono i sintomi motori del Parkinson.

Uno dei principali vantaggi della DBS rispetto agli interventi lesionali tradizionali è la reversibilità: la stimolazione può essere regolata o disattivata in caso di effetti collaterali, senza compromettere in modo permanente le strutture cerebrali.

Quando è indicata la DBS?

La DBS è indicata nei pazienti affetti da Malattia di Parkinson che, pur rispondendo alla terapia farmacologica, sviluppano complicanze motorie invalidanti come discinesie gravi o fluttuazioni ON-OFF. La valutazione dell’idoneità all’intervento è complessa e coinvolge un team multidisciplinare.

Tra i principali criteri di selezione:

  • risposta significativa alla Levodopa (test alla Levodopa), il principale farmaco utilizzato nella terapia farmacologica della MdP
  • presenza della malattia da almeno 5 anni, anche se oggi si valuta l’intervento in fasi più precoci (early DBS)
  • età biologica inferiore ai 70 anni (non è comunque una regola assoluta ma una indicazione di massima)
  • buona condizione cognitiva e assenza di disturbi psichiatrici gravi
  • assenza di controindicazioni internistiche all’intervento.

I benefici clinici della DBS

Numerosi studi hanno dimostrato che la DBS consente di:

  • ridurre dal 75%  al 100% il tremore e la rigidità
  • migliorare l’acinesia fino al 50%
  • allungare la durata della fase ON, cioè di maggiore mobilità
  • ridurre le discinesie e la necessità di farmaci dopaminergici
  • migliorare la qualità del sonno e, in alcuni casi, anche la funzionalità urinaria.

Gli effetti della stimolazione possono durare anche oltre 10 anni, con un attento follow-up neurologico per l’ottimizzazione dei parametri.

Le tecnologie più recenti

La DBS si è evoluta nel tempo grazie all’introduzione di:

  • elettrodi direzionali, che permettono di modulare la direzione del campo elettrico, aumentando la precisione e riducendo gli effetti collaterali
  • batterie ricaricabili con durata superiore ai 15 anni
  • software avanzati per la ricostruzione 3D del cervello e del campo di stimolazione, utili per l’ottimizzazione dei parametri
  • dispositivi con tecnologia BrainSense™, in grado di registrare l’attività cerebrale e adattare la stimolazione in tempo reale (DBS a circuito chiuso).

Rischi e limiti della DBS

Come ogni intervento neurochirurgico, anche la DBS comporta dei rischi:

  • emorragie cerebrali (2-4% dei casi)
  • infezioni o malfunzionamento dell’impianto
  • disturbi transitori della sfera psichica
  • disturbi del linguaggio e del cammino.

In alcuni pazienti, l’aspettativa eccessiva rispetto al miglioramento post-operatorio può causare soddisfazione insufficiente (satisfaction gap), legata anche alla perdita dell’effetto euforizzante della Levodopa.

Un trattamento che cambia la storia della malattia

La Deep Brain Stimulation non cura il Parkinson e non ne arresta la progressione, ma rappresenta un’opportunità terapeutica fondamentale per migliorare la gestione dei sintomi nelle fasi più complesse. Grazie alla riduzione dei farmaci e al recupero della funzionalità motoria, molti pazienti riescono a riappropriarsi della propria quotidianità.

Il successo della DBS dipende dalla corretta selezione del paziente, dall’esperienza del team e dal follow-up costante. Per questo è importante rivolgersi a centri specializzati come il nostro del Mondino

Io, Claudio Pacchetti, mi occupo da anni della diagnosi e cura della Malattia di Parkinson con un approccio multidisciplinare e l’utilizzo delle più moderne tecnologie per la stimolazione cerebrale profonda.