In questo articolo approfondiamo il tema dell’alimentazione nella Malattia di Parkinson.

Perché il peso corporeo è così importante nella Malattia di Parkinson?

Le alterazioni del peso sono una costante nel Parkinson e cambiano con il progredire della malattia. Nelle fasi iniziali, la riduzione del movimento e l’effetto di alcuni farmaci dopaminergici possono favorire un aumento del peso o episodi di fame esagerata e compulsiva. Con l’avanzare della malattia, invece, il quadro si ribalta: prevale il rischio di una perdita di peso causata da diversi fattori: scarso appetito, interferenza dei farmaci (nausea), perdita di piacere per il cibo dovuta a perdita di gusto e olfatto, problemi digestivi correlati a stipsi severa o difficoltà di svuotamento dello stomaco, comparsa di movimenti involontari (discinesie) in particolare nelle donne, scarsa o nulla attività fisica con perdita di massa muscolare.

Mantenere il peso ideale è fondamentale per prevenire complicanze metaboliche, cardiovascolari e osteoarticolari che potrebbero aggravare il decorso clinico.

Attenzione:

  1. la vitamina D è ridotta nei pazienti e quindi potrebbe essere indispensabile supplementarla
  2. Dosare periodicamente l’Omocisteina, che potrebbe aumentare per effetto della terapia con levodopa e, se fuori limiti, può essere dannosa per la salute
  3. Non esagerare con la dieta ipoproteica che molti usano per ottimizzare l’efficacia della levodopa: potrebbe contribuire alla perdita di massa muscolare

Stipsi: come intervenire a tavola

La stipsi è presente spesso nei pazienti con Parkinson, anche dalle fasi più precoci. Si combatte con un apporto idrico di almeno 1,5-2 litri al giorno, porzioni quotidiane di frutta e verdura, l’uso regolare di prodotti integrali e una costante attività motoria.

L’uso di lassativi anche quotidiani come macrogol o altri lassativi erbacei deve essere sempre considerato in caso di stipsi severa; la presenza di feci dure e disidratate (fecalomi) indica la necessità di miniclisteri evacuativi periodici. In linea generale occorre monitorare la frequenza delle evacuazioni, mai inferiori a 3 alla settimana.

Esistono alimenti che possono prevenire la malattia di Parkinson?

Nonostante recenti numerosi studi epidemiologici abbiano affrontato questo argomento prendendo in considerazione le diverse tipologie di dieta (Mediterranea etc.), non ci sono evidenze adeguate in un senso o nell’altro.

Resta in generale l’indicazione ad assicurarsi un apporto completo di nutrienti, vitamine e minerali, con una dieta sana basata su cibi integrali e porzioni quotidiane di frutta e verdura; a questo proposito essere seguiti da un Nutrizionista può fare la differenza.

Proteine e levodopa

La ridistribuzione è necessaria solo se il paziente ha fluttuazioni motorie (fasi OFF) diurne!

Le proteine della dieta (animali e vegetali!) competono con la levodopa (è un amminoacido, anello di una catena proteica) per l’assorbimento a livello intestinale e al passaggio nel cervello, e questo può ritardare o attenuare l’efficacia del farmaco (e in questo caso il paziente se ne accorge!).

Tutto questo non è indispensabile invece nei pazienti in terapia con levodopa nelle fasi iniziali.

La dieta dei pazienti con Malattia di Parkinson con Fasi OFF, quindi, deve prevedere una ridistribuzione delle proteine: le proteine totali vanno ridotte durante il giorno e concentrate nel pasto serale, possibilmente lontano dalla terapia dopaminergica. In questo modo si massimizza la risposta terapeutica e la fluidità dei movimenti nelle ore diurne, quando il paziente ne ha più bisogno.


Il Dott. Claudio Pacchetti è neurologo specializzato nella diagnosi e nel trattamento della malattia di Parkinson e dei disturbi del movimento, con sedi a Milano, Pavia e Matera.

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